Recensione | MASTER CLASS: la Maria Callas di Mascia Musy al teatro della Cometa

Fine il suo incedere sul palco lucente; nera ed eccentrica, la sua figura si muove distinta, a grandi passi misura lo spazio.
Questo non è uno spettacolo, è un Master Class.
Il plauso disdegna, respinge il brusio.
Maria, la Divina; sembra danzare il suo simulacro sui foschi lessemi del soliloquio.
Disciplina, attenzione, sofferto coraggio; temprata dal ferro, è foce la viscera d’un vitale bisogno.
A quarant’anni dalla morte del sublime soprano, Terence McNally ne formula un fulgido omaggio, Master Class, ospitato dal Teatro della Cometa di Roma fino al 2 dicembre e interpretato dalla brillante regia di Stefania Bonfadelli.
S’offuscano i lumi, s’attenua il chiarore; negli occhi il fulgore s’accende, echeggia sfrontata la nostalgia.
Leggiadra la diva si toglie il cappotto, esorta il pianista, invita.  Il canto ha avvio.
Tentenna nervosa Sofia de Palma, tremula stringe i pugni.
Non è forse inevitabile l’agitazione? E’ pur sempre una lezione con Maria Callas.
Drammatico! Più drammatico!
Non della nota, non del mero canto ma del grido di dolore ella invoca la fiamma.
Pervasi dischiudiamo le orecchie a “La Sonnambula”, stupiti ne vediamo vibrare i toni come sismi.
Dapprima superiore, quasi arcigna; scorgiamo ora sul volto del soprano il guizzo d’una malinconia.
Struggente s’infuoca il suo sguardo dietro la spessa montatura, ed ella s’impregna di ricordo.
Rintona il presente; “le tradizioni, le note, il fraseggio!”
Più quieta si pone all’ascolto, si chiudono gli occhi all’immagine d’un vivido altrove.
Rimembra, dialoga col suo lontano amante, scompare l’allieva distratta, ripiomba la Juilliard nel buio.
Nella febbrile alternanza tra lezione e reminescenza, trapelano i vetri rotti d’una essenza complessa.
Gli allievi si mutuano in cavie, strumenti attuali per mettere in atto la rievocazione d’una vita struggente.
Sharon, cosa ci canti?
“Lady Machbeth” al secondo soprano, al tenore la “Tosca”.
Si susseguono le prove nel recitar cantando mentre mesta la diva si chiede: “quanto dolore può contenere una donna?”
Un’ascesa sofferta, quella della cantante greca, che si dipana dalla cruna d’un incubo; quello che la vide affamata e insicura, scalare le vette d’una ostilità dilagante.
Attraverso l’interpretazione di una eccezionale Mascia Musy e lo straordinario apporto di Sarah Biacchi, Andrea Pecci, Diego Moccia e Chiara Maione, gli inediti d’un esistenza prendono forma.
Giungono accorate le parole d’una donna che mai ha voluto risparmiarsi: “rischiate! Rischiate! Mettete in gioco voi stessi, e quando lo fate ricordatevi di me!”

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