Recensione | ROMEO E GIULIETTA al Gigi Proietti Globe Theatre

Questa nuova stagione del Globe Theatre, nel cuore di Villa Borghese a Roma, ha un sapore nuovo, malinconico ed emozionante, la prima senza il suo fondatore, Gigi Proietti. Una mancanza che è tutt’altro che assenza, ma presenza potente e più che mai viva nel cuore di tutti e che si fa palpabile nell’atmosfera del suo tempio, il teatro in stile elisabettiano che lui stesso fondò nel 2003.
Il Globe per la prima volta porta il nome dell’amatissimo artista romano e la stagione, ovviamente a lui dedicata, apre con la sua meravigliosa versione di Romeo e Giulietta – con cui inaugurò l’apertura del teatro – che sarà in scena fino al 25 luglio.
La regista Loredana Scaramella, presenza immancabile nel cartellone del teatro, cura la regia originale di Proietti, attorniata da un gruppo di attori che il pubblico affezionato del Globe ormai conosce bene.
Una messa in scena che inizia in chiave moderna, con felpe, jeans, selfie e rime baciate che diventano rap, per poi virare al classico stile shakespeariano nella scena della festa in maschera in casa Capuleti, una delle più emozionanti per il connubio tra luci, musiche e movimenti scenici e, ovviamente, le parole del Bardo, nel dolcissimo incontro tra Romeo e Giulietta.

Una regia che combina perfettamente ogni elemento, sfruttando a pieno gli spunti leggeri e comici nella prima parte della pièce (menzione speciale all’esplosiva Loredana Piedimonte, la balia, e a Gianluigi Fogacci, Frate Lorenzo) e sottolineando il candore dei due protagonisti, Matteo Vignati e la magnetica Mimosa Campironi: una purezza che rende ancor più crudo il tragico finale.
Questo contrasto, l’apparente spensieratezza che cela il tormento, l’energia incontenibile che esplode e conduce alla morte violenta, è senza dubbio personificata da un unico personaggio, uno dei più affascinanti, complessi e articolati che siano mai stati scritti nella drammaturgia shakespeariana e non solo, quello di Mercuzio, interpretato da un dirompente Fausto Cabra, che senza risparmiarsi trascina il pubblico nel vortice tragico della pièce, rendendolo partecipe in modo viscerale dello strazio del suo personaggio.
Tornare al Globe è, per chi scrive, un’esperienza sempre coinvolgente e immersiva, sia per l’atmosfera del luogo che non si può non definire magica, sia per il livello altamente professionale delle rappresentazioni, opere immortali, rappresentate da secoli, soggette ai più svariati riadattamenti, ma che non smettono di incantare e incuriosire.



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