Recensione | OH  DIO MIO! Miriam Mesturino e Piero Nuti in scena al Teatro degli Audaci

Oh Dio mio!, andato in scena al Teatro degli Audaci di Roma dal 24 al 27 ottobre, è una delle più significative opere di Anat Gov, purtroppo venuta a mancare pochi anni fa  lasciando un vuoto nella drammaturgia mondiale: rimangono a sua testimonianza le sue immortali sceneggiature e i suoi impegni teatrali. Oh Dio mio!, ambientata in un appartamento che funge anche da studio medico, dipinti colorati, pareti rosse: la trama è il resoconto di uno strano incontro.
Una psicologa Ella (Miriam Mesturino), madre single di un ragazzino con problemi,  sta aspettando un paziente, ma non è troppo motivata perché presa dei problemi del figlio Lior, un ragazzino autistico. La giovane donna se potesse chiuderebbe lo studio ma deve pur lavorare per mantenere lei e il ragazzo sempre bisognoso di cure.  Arriva il paziente, Piero Nuti, un uomo molto in là con gli anni, ma vestito in modo molto elegante. Un tempo doveva essere stato molto affascinante, ma ora  i suoi occhi tristi sembra che trasmettano  il segnale di una depressione. Con le rituali domande da parte del medico  si riesce a svelare l’identità del misterioso paziente che afferma di essere Dio. Un Dio che, demoralizzato, sta perdendo la sua identità e ha bisogno di psicoterapia per essere aiutato. La dottoressa Ella nel sentire queste fantomatiche affermazioni rimane perplessa e sospettosa quindi poco incline ad aiutarlo, ma a poco a poco si  lascia andare e decide di assecondare il paziente per cercare di risolvere il suo problema.

Oh Dio mio! 1

L’Onnipotente afferma che sono 2000 anni che non si sente bene. Nasce così una commedia farsesca talmente surreale da sembrare reale. Un incalzare di battute crepitanti dove la psicanalista mette in piazza le sue rivalse: lo stesso Dio controbatte dicendo che è lui il paziente, non la dottoressa. Perché  lui si sente abbandonato dagli umani: cercato solo nel bisogno e perfino maledetto anche per  piccole cose di cui non  ha nessuna colpa. Ma ribatte la dottoressa: anche l’uomo si sente oppresso da un Onnipotente così crudele che permette cose ignobili, quando potrebbe con un gesto  limitarle. Dio ammette di essere tentato di punire gli uomini e il mondo facendo venire un nuovo diluvio universale. Il continuo e divertente scambio di battute si fa sempre più esplosivo tanto che non si riesce più a distinguere chi è l’umano e chi l’Assoluto: ma  infine entrambi i personaggi concordano che l’unica terapia  risolutiva  sia l’amore e la comprensione. La seduta  si risolverà con un finale atto di ottimismo sia per la dottoressa, il cui figlio riprenderà a parlare, sia per l’onnipotente che tornerà a vedere il mondo  in maniera positiva e di conseguenza anche per tutto il genere umano. La fine scrittura drammaturgica di Anat Gov è  portata in scena da un maestro di regia come  Girolamo Angione che ne esalta l’assurdità della trama: Miriam Mesturino brava nel suo ruolo di  donna fragile ma forte nello stesso tempo. Ottimo nel ruolo dell’ Assoluto Piero Nuti che a discapito della veneranda età troneggia  recitando un ruolo che pur essendo Onnipotente ha in sé debolezze umane.

 

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