Recensione | Pacido e Bonaiuto in PICCOLI CRIMINI CONIUGALI al Quirino

Piccoli crimini coniugali, portata in scena al teatro Quirino-Vittorio Gasmann  di Roma dal 1 al 13 ottobre dalla abilissima coppia Placido e Bonaiuti, è una famosa pièce nata dalla creatività di Éric-Emmanuel Schmitt che ha calcato con popolarità i teatri di Francia dal 2003.  Il suo successo lo ha portato ad essere tradotto in sedici lingue per poter finire di diritto sul grande schermo. Il testo scorre senza intoppi, e con piccoli  ritocchi può essere adattato con facilità a molteplici ambientazioni. Michele Placido, sapiente regista, riesce a comunicare con il pubblico il quale si sente partecipe  e vive con immediatezza i conflitti interiori e le ansie che trasmettono le relazioni a due. Il suo rapporto artistico con Anna Bonaiuto è un’eccellente simbiosi di bravura.  Un tavolino, due poltroncine, un salotto, bastano per creare l’atmosfera: ma è una scala con i gradini spioventi il vero leitmotiv della commedia. La trama si snoda in un rapporto vissuto tra due persone alle prese con una relazione datata e logora nel proprio interno. In scena: lui scrittore noir di successo e lei moglie da sempre al suo fianco. Due vite intrecciate  ma sempre in continuo contraddittorio: questa è la roue che fa girare la drammaturgia. Nella coppia si instaura una pigra routine, finché un giorno non accade un fatto che sconvolge le loro vite. Marco, dopo aver subito un incidente domestico, viene accompagnato a casa dal pronto soccorso completamente privo di memoria: tanto da non riconoscere  neppure la moglie. Lisa, approfittando delle sue condizioni, come incastonando pazientemente i tasselli di un mosaico, cerca di ricomporre la vita del marito oscurandone le negatività. Ma quando si cercano di manipolare troppe informazioni e l’amnesia è solo parziale, i conti a volte non tornano. Ed allora, come se si fosse scoperchiato il vaso di Pandora, tutti i mali vengono fuori: ed il pacato vivere in poco tempo si  trasforma in collera. Tanto che anche la perdita della memoria dell’affermato giallista potrebbe essere un frutto della ricerca creativa che tutti gli scrittori hanno:  o viceversa  un tentativo maldestro per scavare dentro l’intimità della moglie.

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Marco (Placido) è autore del libro Piccoli crimini coniugali, un testo considerato dalla moglie Lisa (Bonaiuto) troppo reale da sentirlo ostile: in ogni capitolo, in ogni pagina, in ogni parola è come se il marito le desse una pugnalata al cuore. Lisa, approfittando dell’invalidità di Marco, attua quella speciale strategia per cercare di poterlo maneggiare e  plasmarlo a suo piacimento come fosse una ceramista che con l’argilla dà forma a un vaso di terracotta: ma anche un vaso di coccio per bello ed artistico che sia, quando cade va in mille pezzi, come va in mille pezzi il rapporto di coppia se viene meno la fiducia. Questo è il preludio di un continuo gioco al massacro psicologico, dove le certezze diventano dubbi e i dubbi convinzioni tanto che pericolosamente le parti si invertono.   Da qui in avanti inizia un gioco rischioso, dove non si riesce più a capire chi sia la vittima e chi il carnefice. Lisa cerca invano di convincere il marito che prima dell’incidente lui era un uomo rispettoso delle regole ed amava la famiglia, e lo fa senza porsi il dubbio che il paziente si finga smemorato: così prendono campo i vecchi rancori, i dissidi nascosti in una coppia. La perdita della memoria è il grimaldello per scardinare la porta dell’ambiguità. I due in preda ad una irrazionale follia si scagliano accuse, sciolgono vecchi rancori, liberando verità da sempre nascoste.  E poi riemerge un grande dubbio: sarà vero che lo scrittore è scivolato dai gradini rovinando in salotto, o riaffiora la tesi inquisitoria  che incolpa lei che presa da un attimo d’ira lo ha colpito con un corpo contundente, tanto che lui privo di sensi è caduto dalla scala . Nessuno saprà mai la verità,  perché ognuno rimane fermo nella propria versione.  Uno spaccato di vita reale che porterà Lisa ad allontanarsi dal marito e partire con prospettive di un non ritorno: ma per poi rientrare sui propri passi  e tornare ad  amare e farsi amare, rivelando come in ogni rapporto sentimentale ogni cosa è basata sulla forza dell’incertezza, perché  il non scontato è un vincolo che lega ogni tipo di amore, compreso quello coniugale. La pièce magistralmente diretta e portata in scena da uno strabiliante attore come Michele Placido e da un’eccezionale attrice come Anna Bonaiuto, incanta il pubblico che  partecipa attento alle vicende  di questa  entusiasmante drammaturgia  talmente reale che gli spettatori si possono identificare, divertirsi ed appassionare.

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