Recensione | DOPO LA PROVA di Bergman al teatro Vascello

E’ andato in scena fino allo scorso 10 febbraio, al teatro Vascello di Roma, Dopo la prova di Ingmar Bergman, con la regia di Daniele Salvo.
Su un vecchio palcoscenico si sono appena concluse le prove de Il sogno di Strindberg e il grande regista Henrik Vogler è immerso nei suoi pensieri. Viene distolto dall’arrivo di Anna Egerman, giovane attrice che interpreta la figlia di Indra nella pièce, con cui inizia un serrato dialogo sempre più libero da schemi e formalismi: in un’atmosfera sospesa nel tempo e nello spazio i due personaggi, come in un percorso psicoanalitico, si affrontano tra dolcezza e violenza, mettendo in gioco ansie, desideri e verità, riflessioni e confessioni.

La meravigliosa scenografia di Alessandro Chiti, ricca di mobilia antica e raffinata, inquietanti busti e masse di foglie a ricoprire il palcoscenico, fa da cornice all’interpretazione inarrivabile di Ugo Pagliai, che con estrema naturalezza dà corpo a ogni sfumatura del suo Vogler, alla sua lotta interiore tra razionalità e pulsione emotiva. Con lui sulla scena una splendida Manuela Kustermann, la folle e passionale Rakel, indimenticato amore di Vogler e odiata madre di Anna, la giovane Arianna Di Stefano.
Il dialogo tra Vogler e Anna è intervallato dall’apparizione evanescente della defunta Rakel, punto di connessione tra l’anziano regista e la giovane attrice, attraverso un flashback di Vogler che ci riporta indietro di circa dieci anni.
Rakel, attrice di mezza età incredibilmente fragile, si trova su quello stesso palco insieme al suo regista e amante, devastata dalla paura della vecchiaia e da un senso di inadeguatezza che la porterà all’autodistruzione.  Il suo ingresso in scena è dirompente e angosciante, reso ancor più tetro da un conturbante gioco di luci e suoni.
Tuoni di temporale e scrosciare d’acqua sono anticipati da lampi che illuminano a tratti il fondo del palco, celato da un velatino: si fanno intravedere per pochi istanti una serie di manichini in abiti da scena, fantasmi e vecchie glorie del teatro, tra cui Rakel che, tra sbalzi di buio e luce, travalica il confine tra ricordo e presente, tra morte e vita.
Il tocco registico di Daniele Salvo come di consueto si fa sentire, regalando un allestimento visionario e poetico, costruito con meticolosa dovizia, con la complicità di un cast artistico e tecnico altamente professionale.

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