Recensione | SORELLE MATERASSI al teatro Quirino

Dopo il successo della scorsa stagione, torna al Teatro Quirino di Roma, fino al 9 dicembre, Sorelle Materassi, tratto dal romanzo di Aldo Palazzeschi, adattato per il teatro da Ugo Chiti e diretto da Geppy Gleijeses.
Sul palco delle grandi interpreti, a partire da Milena Vukotic e Lucia Poli, raro esempio, oggi, di un modo di fare teatro ancora misurato e di classe, oltre che altamente professionale.
L’adattamento di Chiti, uno dei maggiori drammaturghi e sceneggiatori italiani, mantiene la raffinatezza della scrittura di Palazzeschi, portando sul palco le vicende di donne tanto buffe, quanto drammaticamente malinconiche.
Due delle sorelle Materassi, Caterina e Teresa, da tutta la vita dedite unicamente al loro lavoro di ricamatrici per l’aristocrazia, senza esperienza alcuna del mondo al di fuori delle loro quattro mura, identificano nel giovane nipote Remo (Gabriele Anagni), figlio della sorella maggiore scomparsa, una figura ideale di perfezione. Il giovane, in realtà, non fa che approfittarsi dell’amore incondizionato delle due donne, costringendole, anche con la violenza, ad assecondare i suoi capricci e a pagare i suoi innumerevoli debiti, riducendole gradualmente a uno stato di quasi povertà.

Lucia Poli Marilù Prati Milena Vukotic 3

La terza sorella, Giselda (Marilù Prati), più giovane ed esperta della vita, cerca in ogni modo di mettere in guardia le sorelle e la governante Niobe (la bravissima Sandra Garuglieri), anch’essa rapita dal fascino del giovane, ma senza alcun risultato.
L’intera pièce si regge sui toni della comicità, soprattutto grazie all’ottima interpretazione delle due protagoniste, al contrasto tra la dolcezza remissiva della Vukotic e la finta risolutezza della Poli, ma nasconde al suo interno una forte componente melodrammatica, compassionevole nei confronti di queste due donne completamente schiavizzate dall’amore più puro.
Le scene di Roberto Crea rappresentano al meglio la condizione delle sorelle: un grande salone appesantito da una vecchia carta da parati, consunta dal tempo, ma che una volta era il simbolo di un benessere raggiunto con sacrificio e fatica. Una carta che viene strappata via da Giselda, che, rassegnata, lascia la casa delle sorelle, mentre la parete di fondo sembra sparire, lasciando il posto agli alberi spogli di un giardino ormai in abbandono.

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