Recensione | COME CRISTO COMANDA al Teatro 7

Michele La Ginestra e Massimo Wertmuller tornano in scena con Come Cristo comanda davanti a una sala affollata di spettatori, che non lascia nemmeno un posto libero in sala: sembrano voler replicare non solo il successo del testo teatrale, ma anche del richiamo del pubblico. Sold-out nella stagione dello scorso anno, torna con un ritmo sostenuto e una comicità costellata di riflessioni profonde e delicate.

Il testo di Michele La Ginestra è il punto forte dello spettacolo, capace di sostenere da solo una scenografia fissa e un movimento quasi assente. Effettivamente, non ci sono cambi di scena e lo sfondo blu sulle quinte rimane tendenzialmente semplice e invariato, tingendosi di sfumature verso dai colori più caldi che indicano l’alternarsi del giorno e della notte. Un canto dal vivo emerge sullo sfondo della narrazione, nelle sembianze d’una giovane donna vestita di bianco.

Sebbene sia evidente una staticità di fondo, il dialogo continuo tra i due protagonisti riesce a tenere viva l’atmosfera e l’attenzione bastando a se stesso, soprattutto grazie a una recitazione spontanea, sentita e straripante di battute: quello che questi due professionisti sembrano voler trasmettere, al di là della fama di cui sono portatori, è che il teatro si dispiega prima di tutto attraverso il cuore e il contatto diretto con il proprio pubblico, elemento di cui molto spesso nei teatri si sente la mancanza e che prescinde dalla notorietà dell’attore. Nessun passaggio sembra ricordato o semplicemente recitato: il flusso è continuo, come in una lunga e divertente improvvisazione e in sala le risate si moltiplicano: non si tratta soltanto di una comicità facile, ma di una serie di provocazioni intelligenti costruite su pensieri complessi.

Il nucleo narrativo si snoda a partire dalla nostalgia di casa, prosegue sulle differenze culturali, sull’amicizia; all’inizio il messaggio non risulta chiaro, eppure gradualmente ci si rende conto di trovarsi non di fronte a una lunga e comune conversazione tra amici in viaggio, bensì a un dibattito sulle diverse prospettive, sulla fede e i valori morali che, a prescindere dall’ambientazione, risulta molto attuale. E’ così che due centurioni romani ci trasportano in una storia senza tempo come quella della morte di Gesù, argomento impegnativo ma anche estremamente vicino, sdrammatizzandone la gravità e scegliendo un inaspettato colpo di scena come conclusione.

E’ dunque uno spettacolo che si presta a più livelli di lettura e che riesce a conciliare l’esigenza di una serata leggera dopo il lavoro con l’intento di non rinunciare a un testo ben scritto e una storia abbastanza impegnata. Risuona sempre gradita a fine serata la segnalazione dei progetti in Mozambico supportati dal teatro, cui si ha la possibilità di contribuire.

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...