Recensione | MIMI’ in arte MIA MARTINI all’OFF/OFF Theatre

Debutto nazionale, lo scorso 6 novembre, per l’omaggio a Mia Martini dell’attrice e cantante Melania Giglio, con un suo testo diretto da Daniele SalvoMIMI’ in arte MIA MARTINI, in scena all’Off/Off Theatre di Via Giulia fino al 25 novembre.
La fragile e indimenticata interprete torna sulle spiagge della natale Bagnara Calabra, richiamata da due angeli, interpretati da Sebastian Gimelli Morosini e dal sopranista Mamo Adonà.
Un’intensa versione di Lascia ch’io pianga accompagna lo spettatore in un’atmosfera eterea e sospesa nel tempo, una scena completamente bianca che si anima dei suoni e dell’ondeggiare del mare, proiettato sul fondo.

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Foto_Giovanna Onofri

Mimì entra in scena, piccola e dirompente al tempo stesso, accolta con dolcezza dai due angeli.
La donna ripercorre la sua esistenza, partendo dall’infanzia, l’unica fase della vita in cui la solitudine sembrava solo un perfetto stato di grazia, in cui giocare e perdersi senza freni nella fantasia.
Ritrova l’immagine della madre, bellissima e troppo giovane per occuparsi delle figlie, ripensa all’amore, alla tormentata relazione con Ivano Fossati.
Le difficili operazioni alle corde vocali, l’amore incondizionato per il padre violento, le ingiurie che la portarono nell’abisso, fino alla malattia, al rifiuto di operarsi.

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Foto_Giovanna Onofri

Grinta e cuore nell’interpretazione di Melania Giglio, nelle parole che dedica a Mimì così come nelle canzoni, cui si avvicina con rispetto, discostandosi dall’imitazione, ma cercando e trovando il suo stesso tormento, che riversa, trascinante, sul palco.
La voce limpida di Minuetto e Piccolo uomo lascia spazio ai toni rochi e graffianti de La costruzione di un amore, resa ancor più straziante dall’impostazione registica, che letteralmente la sostiene e la incatena.
La figura di Mimì, dai capelli scuri e dai “neri pensieri”, crea un interessante contrasto con il bianco che la circonda, specialmente rispetto alle figure dei due angeli, alla loro essenza quasi immateriale: la voce soave di Mamo Adonà, impeccabile nel canto lirico, ben si sposa con la magnetica presenza scenica di Sebastian Gimelli Morosini, che sembra fluttuare sulla scena cadenzando con cura ogni minimo movimento.

La regia di Daniele Salvo armonizza poeticamente questi contrasti, affidando ai due angeli un ruolo a tratti ironico, a tratti materno e costruendo – con la complicità imprescindibile di Fabiana Di Marco per le scenografie, Daniele Gelsi per i costumi e Francesco Biagetti per il trucco – immagini estremamente comunicative e d’impatto visivo.

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