Recensione | SHAKESPEARE IN LOVE al teatro Brancaccio

Dopo tre anni dal debutto londinese, la versione teatrale di Shakespeare in love, film del 1998 vincitore di 7 premi Oscar, arriva in Italia, al teatro Brancaccio fino al 18 novembre.
L’adattamento teatrale di Lee Hall, tradotto da Edoardo Erba, vede qui la regia di Giampiero Solari, con Bruno Fornasari come regista associato.
Uno spettacolo corale, con ben diciannove attori in scena spesso impegnati in più ruoli e numerosi e rapidissimi cambi di costume. Protagonisti Marco De Gaudio e Lucia Lavia, rispettivamente il giovane Will Shakespeare e la nobile Viola De Lesseps.

Una commedia degli equivoci in pieno stile shakespeariano, che gioca con scambi d’identità, storie d’amore e duelli, mostrando con ironia e passione il dietro le quinte del teatro, attraverso un meccanismo che il regista definisce “teatro DEL teatro”.
DSC_0760.jpgLa messa in scena, infatti, si articola su vari e suggestivi parallelismi che ruotano intorno al teatro elisabettiano: personaggi reali dell’epoca, a partire da Shakespeare, per continuare con il drammaturgo Christopher Marlowe o l’impresario Henslowe, fino alla Regina Elizabeth, si fondono con i personaggi e le vicende narrate nelle maggiori opere del bardo inglese.
E’ tramite una storia d’amore che vede protagonista il giovane Will, che vedremo gradualmente nascere sulla scena la tragedia romantica per eccellenza, Romeo e Giulietta.
Viola De Lesseps si traveste da uomo – come un’altra Viola, la protagonista de La Dodicesima notte – per poter recitare nella compagnia di Shakespeare, facendosi chiamare Kemp – come uno dei personaggi del Re Lear.
Tra Viola/Kent/Giulietta e Will/Romeo nascerà l’amore, che darà nuova ispirazione al drammaturgo, ma susciterà le ire del Lord Wessex, promesso sposo della giovane.

L’elemento fondamentale della pièce, che emerge nella traduzione di Erba e nell’impostazione registica di Solari e Fornasaro, è un tono fortemente ironico, che, nel gioco di equivoci e nella caratterizzazione di alcuni personaggi, tende anche a smorzare i pochi ma importanti momenti di tensione drammatica.

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All’interno di un cast di alto livello, in cui emergono in particolare Lisa Angelillo (la Regina) e Stefano Annoni (Christopher Marlowe), spicca la differenza e al tempo stesso la sintonia tra i due protagonisti: la meravigliosa voce di Lucia Lavia, la sua impostazione tecnicamente perfetta ma anche carica di sentimento, ben si sposa con l’interpretazione di Marco De Gaudio, dallo stile meno accademico ma ugualmente comunicativo.

Un allestimento ricco di colore e musica e un impianto registico di alto livello: deliziosi i costumi di Erika Carretta, di grande effetto le scene di Patrizia Bocconi, che esalta la componente metateatrale del testo costruendo delle quinte mobili che ricreano le caratteristiche balconate del teatro elisabettiano, così come la pedana girevole che asseconda con fluidità i cambi scena. La sontuosità della messa in scena, sorretta dalla produzione di Alessandro Longobardi, così come la professionalità e la presenza dei giovani interpreti,  fanno di questo spettacolo un’opera destinata ad avere grande risonanza, sia a livello artistico che commerciale.

 

 

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