Recensione | ROMA CAPUT MUNDI di Giovanni Franci

Si è aperta meravigliosamente la seconda stagione del teatro Off/Off diretto da Silvano Spada.
In scena fino al 21 ottobre Roma Caput Mundi, scritto e diretto dal giovane drammaturgo Giovanni Franci e interpretato da Valerio di BenedettoRiccardo Pieretti Fabio Vasco.

La messa in scena parte con una citazione di Pasolini, grazie alla proiezione di una sua poesia dedicata a Roma – città protagonista dei suoi scritti, soprattutto attraverso le storie di violenza dei suoi Ragazzi di vita -, per poi rivolgere lo sguardo all’attualità, verso importanti e gravi problematiche sociali della nostra epoca.
Lo spettacolo delinea da subito una chiara impostazione cinematografica, che si evidenzia in particolare nei cambi luce, negli stacchi da una scena all’altra, ma soprattutto grazie a numerose proiezioni video: come nei titoli di testa di un film, lo spettacolo si apre presentando i personaggi, affiancando ai loro volti i dati anagrafici e una ben definita classificazione sociale.
Scopriamo così tre ventenni di estrema destra, due provenienti dal degrado della periferia e uno della cosiddetta “Roma bene”.

Dopo questa introduzione gli attori entrano nella scena retroilluminata, ognuno con un microfono in mano e, con toni concitati, iniziano a narrare i gravi atti di violenza che stanno compiendo.
Questi atti sono i veri protagonisti di tutta la pièce, cui assistiamo in continuazione, ma quasi sempre in maniera indiretta, attraverso il loro racconto: la crudezza delle immagini evocate si fa davvero concreta in un caso, quello più forte da digerire per lo spettatore, la proiezione dell’intera sequenza di uno stupro.

RomaCaputMundi_Rid

 

I tre attori delineano perfettamente il carattere dei loro personaggi, prima di tutto grazie all’alto livello della scrittura, che ricostruisce con coerenza il loro vissuto e la loro condizione culturale e sociale, ma anche grazie a un’interpretazione perfettamente calzante: i tre giovani portano in scena uno stile di recitazione non stereotipato o accademico, ma sporco e imperfetto, quindi assolutamente diretto, viscerale.

L’autore affronta con capacità e professionalità un argomento tristemente attuale, quello della discriminazione, che qui riguarda in particolare il tema degli immigrati e dell’omosessualità, e lo fa senza tralasciare la componente psicologica che spinge questi giovani a compiere le loro crudeltà, dall’iniziazione all’età adulta al rapporto con i genitori e con la sessualità.
“Mi è capitato spesso – afferma Franci – di stare a contatto con ragazzi molto simili ai tre protagonisti di Roma Caput Mundi, soprattutto durante la stesura del testo, e non ho potuto fare a meno di notare l’estrema fragilità che questi ragazzi nascondano dietro le loro maschere brutali, spesso grottesche. Quasi tutti si dichiarano xenofobi, si dicono omofobi, sono pieni di fobie, insomma, pieni di paure: non sono affatto forti.”

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