Recensione | LA BISBETICA DOMATA al Globe Theatre

In scena al Globe Theatre di Roma, fino al 16 settembre, La Bisbetica domata, nell’originale allestimento di Loredana Scaramella.

Una commedia dai contenuti estremamente moderni, incorniciati dal sempre affascinante gioco del teatro nel teatro e che permettono delle interessanti riflessioni sul ruolo della donna e sul rapporto tra i due sessi.

L’azione principale è anticipata da un prologo: il calderaio Cristoforo Volpe (Federigo Ceci) si addormenta ubriaco in una locanda e un Caposettore fascista (Mauro Santopietro) decide di organizzare una beffa ai suoi danni.

Fanno il loro ingresso un gruppo di musicisti e attori di avanspettacolo e l’uomo, in cambio di vitto e alloggio, li convince a inscenare una commedia per l’ubriacone, che nel frattempo è stato travestito da illustre autorità.

Il ristorante si trasforma in un palcoscenico e la compagnia, composta da soubrette, comici, ballerini e cantanti, si prepara a interpretare la pièce, che prende da subito la forma di un varietà a base di numeri musicali.

La scelta registica decisiva è quella di ambientare la vicenda alla fine degli anni ’30, nel cuore del Ventennio fascista, l’ultimo periodo in cui nel nostro paese, secondo la Scaramella, si è cercato di inquadrare la donna in uno schema predefinito, che la vedesse unicamente in quanto moglie e madre. Quella fu un’epoca importante per la battaglia tra i sessi, tra il maschio domatore e la donna che, incoraggiata dal modello del divismo americano, iniziò a ribellarsi.

Così si articola il rapporto tra Petruccio, interpretato dall’uomo di potere e Caterina (Carlotta Proietti), una battaglia che vedrà la donna, dapprima bisbetica e intrattabile, ridotta forzatamente all’obbedienza dalle gentilissime torture dell’uomo, deciso a piegare la sua natura ribelle, da cui è al tempo stesso affascinato.

La personalità di Caterina si plasma, soccombe inesorabilmente al volere del suo sposo/domatore, diventando mite e obbediente.

E’ esemplare, a proposito, il confronto con le altre figure femminili, in particolare Bianca (Sara Putignano), la sorella minore corteggiata da molti gentiluomini per la sua femminilità delicata e convenzionale, che poi maturerà in una libertà ribelle.

Loredana Scaramella, in ogni suo allestimento, lascia una firma inconfondibile, grazie allo spazio considerevole che riserva alle performance fisiche e musicali, che sempre ben si addicono ai testi scelti.

Le musiche eseguite dal vivo dal quartetto William Kemp creano una deliziosa atmosfera che allieta il pubblico perfino durante l’intervallo, anche grazie alle voci di Antonio Sapio e Loredana Piedimonte, insieme alle meravigliose performance di Federico Tolardo e Lorenzo Grilli (i movimenti di scena sono di Alberto Bellandi, con la consulenza coreografica di Laura Ruocco).

Ottimi tutti gli interpreti, a partire da Carlotta Proietti, che con professionalità e cura modula tutti i mutamenti del suo personaggio, lasciando trasparire con chiarezza anche la profondità di ciò che tace.

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