Il fascino cupo di “Macbeth” nel film di Justin Kurzel

 

Sangue e fango macchiano il nuovo film di Justin Kurzel, che in questa sua versione di Macbeth sceglie di giocare su una perfetta aderenza con il testo shakespeariano, unendo alla sacralità del linguaggio teatrale scene di violenza brutale, esasperate da epici seppur spesso ridondanti ralenty.
Kurzel affronta con coraggio una delle tragedie più conosciute del bardo inglese, composta intorno al 1605, la più breve e certamente la più riadattata per il cinema: tra le versioni più significative vale la pena citare quella di Orson Welles, del 1948, e quella di Roman Polanski, del 1971.
Ciò che più colpisce di questa ennesima rivisitazione è senza dubbio l’ottima interpretazione dei protagonisti. Michael Fassbender (appena nominato agli Oscar per Steve Jobs) regala un Macbeth emozionante e ricco di sfumature: ogni sua pulsione appare tangibile sul volto dell’attore, il pubblico ne è attratto magneticamente, non tanto per l’innegabile fascino, quanto per la sua capacità di attraversare, in un crescendo delirante, tutti gli stadi psicologici del personaggio, da uomo d’onore e combattente fedele fino a re sanguinario e consumato dalla follia.
Marion Cotillard stupisce ancora, in questa interpretazione: nonostante il suo aspetto delicato, dà vita a una Lady Macbeth manipolatrice e assetata di potere, che spingerà suo marito alle azioni più brutali; è proprio questa sua apparenza angelica a renderla ancor più spietata.
Nel film di Kurzel, morte e sangue sono costantemente presenti, già dalle prime inquadrature: la guerra lascia agli occhi di chi guarda solo un ammasso indistinto e febbrile di corpi che si massacrano e grida esasperate che sembrano tingere la terra e il cielo di rosso.
Al centro di questo inferno troviamo il valoroso Macbeth, che durante la battaglia, come preda di un delirio, si estranea dal conflitto e rimane immobile, impotente, davanti alle streghe che gli annunciano il suo futuro da sovrano. E questa predizione farà nascere in lui la sete di potere, che crescerà sempre più sanguinaria, tra allucinazioni, carneficine e la follia fatale: proprio in lui, guerriero fedele al suo sovrano, che osa “fare tutto ciò che si conviene a un uomo”, perché “non è un uomo chi osa far di più.”

 

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