Il pericoloso gioco di “Maids” al teatro Trastevere

Regia: Fulvio Peroni

Con:

Giorgio Conese – Patrizia Fata – Giulia Gheller – Nelly La Rosa

e con Flavia Federico

Aiuto regia: Flavia Federico

Costumi: Paola Vari

Scenografie: Giorgio Conese

Coreografie: Cristina Pitrelli

Arrangiamenti musicali: Giacomo Zumpano

Luci e fonica: Dame Diane

Direttore di scena: Denise Villani

Fotografa di scena: Stefania Bagnoli

Fino al 27 settembre al teatro Trastevere di Roma

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Un’inquietante gioco di specchi, in cui i nomi e le personalità si confondono, i ruoli si sdoppiano, le contraddizioni dell’anima prendono vita nel proprio doppio. Maids è liberamente tratto da Le serve di Jean Genet, opera tragica ispirata a un reale fatto di cronaca avvenuto in Francia nel 1933. Protagoniste due sorelle quasi identiche, Chiara e Solange, domestiche nella casa di una ricca borghese. Qui, dove la passionalità delle serve si scontra con l’essenza quasi rarefatta della padrona (significativamente interpretata da un uomo), s’instaurano rapporti contrastanti di amore e odio, non solo delle domestiche nei confronti della signora, ma all’interno dello stesso, ambiguo, legame tra sorelle. Simili ma profondamente diverse, risolute ma internamente combattute tra pulsioni opposte.

In assenza della signora le due si fingono a turno la serva e la padrona, sognando una vita di agiatezze per loro inarrivabile. Ma ogni volta il gioco termina in modo tragico. La realtà e la finzione si confondono pericolosamente e il gioco diventa la prova generale di un macabro piano da mettere in atto, intriso di inganni, lettere anonime e tisane avvelenate. Nella visione di Fulvio Peroni si respira costantemente un intrigante clima di tensione, sostenuto da interessanti e impegnative scelte registiche, grazie alle quali i caratteri e i rapporti tra i personaggi appaiono enigmatici.

Una pluralità di emozioni assale lo spettatore, creando un affascinante senso di contraddizione: il rapporto simbiotico delle sorelle si personifica nello sdoppiamento del loro IO. Come afferma il regista, “sguardi, immaginazione e percezione s’incontrano nella dinamica del passaggio da un’identità a un’altra e da una sub-identità a un’altra: i ruoli si scambiano o mutano di continuo fino a confondersi completamente.”

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