La modernità di Terenzio al teatro romano di Ostia Antica: Pietro Longhi in “Adelphoe”

Regia di Silvio Giordani

Pietro Longhi e Felice Della Corte

Con: Pierre Bresolin, Ariele Vincenti, Danilo Celli, Filippo Valastro, Annachiara Mantovani, Guido Goitre, Olimpia Alvino.

 

Penultimo appuntamento con “Aspettando la luna”, la rassegna estiva del teatro romano di Ostia Antica. Silvio Giordani presenta la sua terza regia in cartellone: dopo “Fedra” di Seneca e “La donna di Samo” di Menandro, è ora il turno di Terenzio e del suo “Adelphoe”. In scena il sempre impeccabile Pietro Longhi e Felice Della Corte, direttore artistico del teatro Nino Manfredi di Ostia.

I due fratelli, Demea (Longhi) e Micione (Della Corte) vivono un rapporto di contrasto riguardo all’educazione dei loro figli: il primo, serio e burbero, è padre di Ctesifone ed Eschino, ma, una volta rimasto vedovo, decide di far crescere quest’ultimo da suo fratello Micione, scapolo convinto. Se Eschino vive un rapporto sereno con il padre adottivo, che lo asseconda nei suoi capricci di gioventù e che lo ha abituato a parlargli liberamente di ogni argomento, Ctesifone vive nel timore del padre Demea, che tenta in ogni modo di crescerlo nel giusto, ma soffocando i suoi istinti e la sua libertà.

Queste costrizioni provocano, ovviamente, un effetto contrario sul giovane Ctesifone che, di nascosto dal padre, aiutato dal fratello Eschino e dal servo Siro (il bravissimo Ariele Vincenti), rapisce una cortigiana, Bacchide.

Dopo una serie di immancabili equivoci, Demea, scoraggiato dagli scarsi risultati dei suoi metodi educativi, decide, seppur forzando la sua natura, di assecondare i desideri dei figli, prendendosi anche una piccola rivincita sul fratello Micione.

“Adelphoe” è sicuramente una delle commedie più profonde e interessanti di Terenzio che si distacca dal linguaggio volgare di Plauto, che giocava sul puro intrattenimento, per addentrarsi in temi importanti, e tuttora attuali, con un’attenzione sociale che punta a trasmettere un messaggio morale.

Molto curata la regia di Giordani, che arricchisce le scene con un sottofondo di cori polifonici molto coinvolgenti. Per quanto riguarda la scenografia è apprezzabile la scelta di lasciare il palcoscenico vuoto, con l’ausilio esclusivo delle suggestive rovine del teatro romano.

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