“È arrivata mia figlia!”: la commedia amara della brasiliana Muylaert

Regia e sceneggiatura Anna Muylaert

Con Regina Casé, Camila Màrdila, Michel Joelsas, Karine Teles, Helena Albergaria

Fotografia: Barbara Alvarez

Montaggio: Karen Harley

Musiche: Fàbio Trummer

Premio del pubblico al Festival di Berlino.

Premio speciale della Giuria alle attrici Regina Casé e Camila Màrdila al Sundance Film Festival


La cineasta brasiliana, Anna Muyleart propone un interessante film a sfondo sociale, che senza giudicare i personaggi, ritrae la realtà alla base della sua cultura. Inizia a scrivere la sceneggiatura vent’anni fa, quando, dopo la nascita del primo figlio, scopre la difficoltà e la bellezza di essere madre. Ruolo che spesso in Brasile viene lasciato in secondo piano perché, come nella storia del film, spesso le donne sono costrette a lavorare come domestiche, quindi lasciano i propri figli per crescere quelli dei datori di lavoro: e a soffrirne sono sempre i bambini.

Val è a servizio di una facoltosa famiglia di San Paolo: sembrano considerarla “quasi” una loro pari, sono molto legati a lei, in particolare il figlio della coppia, che la ama come fosse sua madre. La governante si è separata dalla figlia dieci anni prima, per poter lavorare e permetterle di avere una buona istruzione: ora la ragazza sta per arrivare in città e i padroni di casa acconsentono subito a ospitarla.

Jessica, dal carattere forte e indipendente, completamente diversa dalla madre remissiva, farà emergere la profonda frattura sociale che si nasconde sotto l’apparente serenità in cui Val crede di vivere. Jessica va contro le regole, non si comporta come la figlia della domestica, ma come un’ospite: si siede alla loro tavola, nuota nella piscina, suscitando la costernazione di sua madre e la rabbia soffocata della padrona, donna in carriera ben attenta a mantenere le distanze dal ceto più basso.

L’attrice Regina Casé è irresistibile nel ruolo di Val, specchio di umanità e di una dolcezza quasi infantile, in pieno contrasto con la sfacciataggine ribelle di sua figlia che non riesce ad accettare lo stato di sottomissione della madre. Val è offuscata dal suo rispettoso senso del dovere, ma presto prenderà coscienza di sé, scoprirà il proprio bisogno di libertà e il rispetto per se stessa: l’incomunicabilità con la figlia diventerà, finalmente, complicità.

Purtroppo il finale rischia di essere troppo frettoloso, portando superficialmente alla luce aspetti della vita segreta di Jessica che avrebbero meritato maggiore approfondimento. Anna Muylaert sceglie delle inquadrature molto statiche, i movimenti di macchina sono quasi assenti e appena percettibili, ma nonostante questo il film non perde fluidità, soprattutto grazie all’interpretazione della Casé, che riesce con leggerezza e umorismo ad affrontare tematiche così delicate e drammatiche.

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