“Xenofilia” e creature alate al teatro Studio Uno

Di e con Lorenzo Guerrieri
Regia Lorenzo Ciambrelli
Con Eleonora Gusmano
Semifinalista al Premio Scenario 2015
Fino al 31 maggio teatro Studio Uno Roma, all’interno della rassegna “Non è un teatro per giovani. Scene Under 25”
Selezionato per il Roma Fringe Festival 2015: in scena il 21, 22 e 25 giugno.


Xenofilia: ammirazione sistematica e indiscriminata per gli stranieri e per tutto ciò che è straniero.
Margherita, in seguito a un incidente stradale, vede avvicinarsi una strana creatura alata, un misto di animalesco e celestiale: un alieno venuto per salvarla. Lo porta a casa con sé. La curiosità e l’adorazione per la sua natura così diversa, presto lasciano spazio a un lavoro di ammaestramento che lo renda simile a lei: incurante dello spaesamento della creatura, Margherita lo costringe a piegarsi a tutti i suoi capricci. Un giocattolo spettacolare da mostrare agli altri. E la creatura, docilmente, asseconda la ragazza, cerca di impararne il linguaggio. Tocca una cravatta e d’improvviso diventa il padre di Margherita mentre le legge una favola; tocca un rosario e diviene la nonna che cerca un po’ d’affetto dalla nipote. Al contrario di Margherita, irreparabilmente egoista, la strana creatura non fa che avvicinarsi a lei, per capirla, per poterle comunicare il perché della sua presenza.

Tutto il testo si sviluppa su due tematiche delicate quanto difficili, la morte e la diversità: quel che è ancora più difficile è combinarli all’interno di uno stesso spettacolo, rischiando di confondere, dando un assaggio di entrambi i temi senza però poter approfondire nessuno dei due in modo esaustivo.

Le idee sono molte, e buone. Si esce dalla sala emozionati e con il bisogno di riflettere, ma alcuni spunti interessanti restano in sospeso. La scena è ben studiata, colma di scatoloni che irrompono anche nella platea: dentro c’è la vita di Margherita, i suoi ricordi, le persone importanti. Ma lo capiamo solo alla fine, per il resto rimane una scenografia di contorno, gli oggetti usati (anche se con belle intuizioni) sono pochi: uno sconvolgimento totale della scena, uno scompiglio crescente in quell’ordine di scatole, avrebbe reso con più pathos ciò che sta capitando a Margherita.
La morte si preannuncia sottilmente all’inizio, non si avverte più per tutto il resto dello spettacolo, e improvvisamente torna nella conclusione, in un modo non troppo originale ma comunque d’effetto. La parte centrale è di certo la più interessante. Quello che Margherita crede essere un alieno rappresenta lo straniero, il diverso, lontano dalla nostra cultura e apparentemente incomprensibile. E Margherita vuole addomesticarlo, insegnargli la sua lingua e sottoporlo a umiliazioni che possano saziare il suo egocentrismo.
È bravissimo Lorenzo Guerrieri, anche autore del testo, nei suoi continui cambi di personaggio, capace di una forte presenza scenica e di uno sguardo sempre comunicativo: la sua creatura è di una dolcezza spiazzante, indifesa nonostante il potere inimmaginabile, umana nella sua natura inumana.
Brava anche Eleonora Gusmano, anche se a volte risulta drammatica in passaggi che, da testo, si presterebbero a maggiore ironia.
Nella regia, e spesso nel testo, risultano piccole lacune, come se si avesse paura di spingersi troppo oltre, di osare. Difficoltà assolutamente comprensibili in una compagnia così giovane, che dimostra comunque di poter lasciare il proprio segno sulla scena, e che sarà sicuramente in grado di sfruttare sempre più le sue potenzialità.

 

 

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